Cosa sappiamo sulle indagini in corso al carcere di Ranza

L'indagine è stata condotta con il contributo della Polizia Penitenziaria, che ha dimostrato di saper individuare ciò che non funziona al proprio interno e intervenire prontamente, come ha spiegato in una conferenza stampa Mauro Palma, garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. In quella circostanza lo stesso Palma ha rivelato però che, «nelle comunicazioni giornaliere che il carcere di San Gimignano ha riportato al Dipartimento (la cosiddetta 'sala situazioni'), non risulta alcuna notizia dal 9 al 12 ottobre 2018. Quindi è stata tenuta all'oscuro anche l'Amministrazione stessa [...] Istituzionalmente non era stato riportato neppure che era avvenuto qualcosa di particolarmente strano, magari in un'altra versione»

 SAN GIMIGNANO
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La Procura della Repubblica di Siena ha aperto un'inchiesta su quindici agenti della Polizia Penitenziaria della casa circondariale di Ranza, a San Gimignano, dopo la denuncia da parte di alcuni detenuti in regime di massima sicurezza. Quattro dei poliziotti sono stati immediatamente sospesi, riprendendo l’ordinanza del Gip Alessandro Buccino Grimaldi. Le accuse parlano di minacce, lesioni aggravate, falso ideologico da parte di pubblico ufficiale e tortura, reato introdotto nell'ordinamento italiano due anni fa. Il caso più eclatante è quello che si sarebbe verificato l'11 ottobre 2018.

Quel pomeriggio, secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica, un tunisino di 31 anni che stava scontando un anno di reclusione, sarebbe stato picchiato a sangue durante il trasferimento da una cella all'altra, coi calzoni calati, e lasciato svenuto. Uno dei carcerati lo ha raccontato a un'operatrice penitenziaria e, dopo, cinque detenuti lo hanno confessato in alcune lettere indirizzate al Tribunale di Siena.

La notizia del provvedimento, preso a seguito di "doverose valutazioni disciplinari", è stata diffusa con una nota stampa domenica scorsa direttamente dal Dipartimento Amministrazione Penitenziaria e ha generato, comprensibilmente, molto scalpore, attirando l'attenzione di cittadini e autorità. «Nell'avviare l'iter dei provvedimenti amministrativi di propria competenza - si legge nel comunicato -, il DAP confida in un accurato e pronto accertamento da parte della magistratura, ma al tempo stesso esprime la massima fiducia nei confronti dell'operato e della professionalità degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria che svolgono in maniera eticamente impeccabile il loro lavoro».

Domani, giovedì 26 settembre, alle ore 15.00, l'ex Ministro dell'Interno Matteo Salvini, segretario federale della Lega, farà una visita al carcere «per portare la solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici della Polizia Penitenziaria e rendersi conto delle loro condizioni lavorative».

Le indagini in corso

L'indagine è stata condotta, va detto, con il contributo della Polizia Penitenziaria, che ha dimostrato di saper individuare ciò che non funziona al proprio interno e intervenire prontamente, come ha spiegato in una conferenza stampa Mauro Palma, garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. In quella circostanza lo stesso Palma ha rivelato però che, «nelle comunicazioni giornaliere che il carcere di San Gimignano ha riportato al Dipartimento (la cosiddetta "sala situazioni"), non risulta alcuna notizia dal 9 al 12 ottobre 2018. Quindi è stata tenuta all'oscuro anche l'Amministrazione stessa [...] Istituzionalmente non era stato riportato neppure che era avvenuto qualcosa di particolarmente strano, magari in un'altra versione». 

«Il 21 novembre 2018 - aggiunge - abbiamo ricevuto una segnalazione inviata da un'associazione di volontariato in carcere, che riportava alcune voci di cose avvenute nel mese precedente. Nel frattempo erano arrivate le lettere da parte dei detenuti. L'indagine, come la descrivono la Procura e il Gip, si avvale di riprese video e intercettazioni telefoniche. Il falso è contestabile proprio per questo».

L'avvocato Sergio Delli, legale di uno degli indagati, nell'intervista a La Nazione si è detto tranquillo, poiché dal video delle telecamere interne, che sarà presto pubblico, non si vedono le scene descritte nell'ordinanza. Chiederà al Gip di revocare la sospensione. La Repubblica invece parla di "immagini in parte schermate dai corpi degli stessi agenti". 

Una situazione complessa 

Il sindaco di San Gimignano Andrea Marrucci, e l'ex primo cittadino Giacomo Bassi prima di lui, ha denunciato più volte e in più occasioni lo stato di allarme in cui versa la casa circondariale. Allo stesso modo la parlamentare Pd alla Camera Susanna Cenni e il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, nonché il segretario provinciale della Lega Riccardo Galligani, hanno segnalato carenze d'organico, sovraffollamento, problemi strutturali.

«Il carcere di San Gimignano non è diretto da molto tempo», ha detto Palma. In quel periodo, in particolare, la vice direttrice del carcere di Sollicciano, Loredana Stefanelli, e la Comandante del carcere di Volterra, Morgana Fantozzi, si recavano a Ranza due/tre volte alla settimana, perché non c'era un direttore. All'inizio di quest'anno è stata nominata una direttrice, ma la cosa è durata ben poco, tanto che è arrivata al garante una lettera, firmata da tutti i detenuti di San Gimignano. Adesso toccherà a Giuseppe Renna, già direttore della casa di reclusione di Arezzo e nominato a luglio, ricoprire questo incarico.

«Stiamo parlando di un carcere che conta oggi 358 presenti su 235 posti, con un sovraffollamento del 154,31% - ha aggiunto Palma -. Nel reparto di alta sicurezza si trovano 250 persone, dove invece dovrebbero starne 150 (167% di sovraffollamento). E' un carcere che ha bisogno di un'attenzione molto diversa da quello che ha avuto finora. Nel 2017 ci sono stati 22 episodi di autolesionismi, nel 2018 sono diventati 36. In questi mesi del 2019 sono diventati 61».

 

Alessandra Angioletti

Pubblicato il 25 settembre 2019

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