Crisi energetica, RCR di Colle di Val d'Elsa: ''A luglio bolletta della luce da 1,6 milioni di euro''

A luglio 2021 era stata di 400mila euro a parità di consumi

 COLLE DI VAL D'ELSA
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RCR Cristalleria Italiana è un’azienda leader nel mercato dell’arredo tavola in vetro di qualità. Produce più di quaranta milioni l’anno di bicchieri e calici in un materiale esclusivo e innovativo riconosciuto come ‘cristallo ecologico’. L’azienda toscana ha completato la fase di transizione ecologica, investendo nell’elettrificazione di tutto il processo produttivo e raggiungendo dei risultati esemplari a livello internazionale: produzione con emissioni vicine allo zero e obiettivo europeo del Fit for 55, conseguito da almeno dieci anni. “La nostra strategia si è sempre basata sulla sostenibilità e il rispetto dell’ambiente - afferma l’AD Pierucci - d’altronde il motto aziendale è far bene alle persone e all’ambiente fa bene al business. Oggi questa roadmap virtuosa si sta rivelando un boomerang, che ci sta portando a sospendere la nostra produzione”. I rincari incontrollati e, in parte, ingiustificati registrati nell’ultimo anno dal prezzo dell’elettricità motivano la scelta, già operata da molte aziende italiane, di fermare macchine e lavoro per non operare in perdita. “Le vendite stanno andando molto bene, ma la situazione finanziaria è drammatica. Per lo stesso consumo di energia elettrica la bolletta è passata da 400mila euro di luglio 2021 a 1,6 milioni di questo mese a parità di consumi”.

Questi costi non sono più sostenibili da aziende energivore come RCR che dà lavoro a 300 dipendenti diretti e ad altri 200 dell’indotto. D’altronde, tre su sette delle aziende toscane che lavorano vetro per l’arredo tavola hanno già sospeso la produzione. “A volte si ha l’impressione di fare imprenditoria nel Paese sbagliato, visto che il prezzo dell'energia in Italia rimane il più alto in Europa, con differenze notevoli nei confronti di Germania e Paesi Scandinavi e con un 10% maggiore della Francia. Questo significa che in Europa, dove sono i nostri concorrenti, stiamo affrontando una situazione di forte perdita di competitività senza poter intervenire in alcun modo e oltretutto non possiamo e non vogliamo scaricare l’entità degli aumenti sui nostri consumatori”.

All'interno dei nostri confini nazionali la situazione, in termini di concorrenza sleale, non migliora. Dall’inizio della crisi ci sono dei trattamenti differenziati per consorzi produttivi simili, seppur dislocati in Regioni diverse. Nel novembre scorso è stato rilevato l'aiuto unilaterale riconosciuto dalla Regione Veneto al settore delle vetrerie di Murano (circa 3 milioni di euro). Quest'anno l'intervento risulta ben più grave, perché gestito dal Ministero dello sviluppo economico che nella Legge di Bilancio 2022 (art.1, comma 702) è intervenuto, ancora una volta, a sostegno della filiera del settore delle vetrerie di Murano, istituendo nello stato di previsione un fondo con una dotazione di 5 milioni di euro per l'anno 2022.

“Alle nostre richieste e all'oggettiva difficoltà di poter continuare la produzione da parte di diverse aziende toscane del settore non c'è stata alcuna risposta. Siamo, ovviamente, contenti della possibilità data ai colleghi del distretto di Murano, ma ciò crea un evidente caso di favoritismo. Ora allo sconforto si è aggiunta la rabbia rispetto al disinteresse totale verso i sacrifici delle aziende e, soprattutto, dei lavoratori”.

La situazione che stiamo vivendo è una causa di forza maggiore che si aggiunge agli effetti nefasti della pandemia. “Stiamo cercando un confronto con le Istituzioni per comprendere le reali possibilità di continuare la produzione e se farlo in questo territorio”. Occorre aggiungere che le vetrerie non possono spegnere i forni, per cui dovrebbero continuare ad alimentarli con rilevanti uscite e senza entrate.

“La soluzione prospettata è quella di ricevere un minimo contributo, pari almeno a quello delle vetrerie di Murano, per superare questa fase di ‘guerra energetica’. Altrimenti dovremmo mandare tutti in cassa integrazione, soluzione che lo Stato dovrebbe sostenere con una spesa molto più alta. Infatti è realmente paradossale che lo Stato scelga di pagare, attraverso la Cassa Integrazione, per non produrre, anziché contribuire in misura inferiore per dare sostegno alla ricchezza e al futuro del Paese”. Nel caso di RCR stiamo parlando di una spesa annua di circa 15mln per la Cig contro i 5mln richiesti come ristoro a fondo perduto.

“Spendere di più per impoverirsi, anziché contribuire con una spesa del 60% in meno per produrre ricchezza e restituire dignità ai lavoratori, ci sembra una scelta suicida”.

La rincorsa all’energia alternativa ha vissuto un’altra incongruenza negli ultimi anni, in quanto fino a oggi la maggior parte delle richieste è rimasta sospesa o bloccata.

“Parlare di un futuro alimentato da energie rinnovabili è la giusta strada, ma senza assicurare il presente non ha alcun senso e oggi dobbiamo pagare le bollette”.

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Pubblicato il 4 agosto 2022

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