Lupo, la Coldiretti: «Basta alibi bisogna tutelare gli allevatori»

La Toscana ospita un patrimonio di lupi significativo, nel 2015 è stata rilevata nel territorio regionale la presenza di 109 branchi per complessivi 600 lupi. Nel 2015 sono state presentate domande di risarcimento, riferite a 14 mesi nel periodo Novembre 2014-Dicembre 2015, per 698 attacchi di predatori, per un danno che supera 1,3 milioni di euro. Nel 2016, solo in dieci mesi, gli attacchi sono stati 616 per un danno di oltre 1 milione di euro

 
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Salvo imprevisti, il Piano per la Conservazione del Lupo torna in discussione nella prossima Conferenza Stato-Regioni, dopo il rinvio del mese scorso per l’alzata di scudi di alcune Regioni. Il Piano è stato posto in consultazione ai maggiori portatori di interessi ed è il risultato di un lungo percorso di dibattito e condivisione, nonché di diverse riunioni tecniche in sede di Conferenza Stato-Regioni, nel corso delle quali sono state accolte la maggior parte delle proposte e degli emendamenti formulate dalle Regioni stesse.

«Coldiretti Nazionale e Toscana – ha dichiarato il Presidente regionale Tulio Marcelli – hanno recentemente incontrato il Ministro Galletti per un confronto proficuo rappresentando le difficoltà in cui versano le imprese agricole toscane, vittime di continue razzie e prerdazioni».

La Toscana in effetti, ospita un patrimonio di lupi significativo, nel 2015 è stata rilevata nel territorio regionale la presenza di 109 branchi per complessivi  600 lupi. Nel 2015  sono state presentate domande di risarcimento, riferite a 14 mesi nel periodo Novembre 2014-Dicembre 2015, per 698 attacchi di predatori, per un danno che supera 1,3 milioni di euro. Nel 2016, solo in dieci mesi, gli attacchi sono stati 616 per un danno di oltre 1 milione di euro.

«Se guardiamo alla media mensile degli attacchi dei lupi – continua Marcelli - siamo passati dai 30 attacchi al mese del 2014 ai quasi 60 attacchi al mese del 2016. I danni sono ingenti sia come perdita degli animali uccisi, ma anche come danni indiretti. In seguito agli attacchi molte pecore abortiscono, perdono gli agnelli e cessano la produzione di latte con importanti conseguenze anche commerciali perché gli allevatori non riescono a mantenere gli impegni di fornitura con i clienti».

Sulla vicenda si sono accesi anche i riflettori della stampa internazionale ed una giornalista francese, del prestigioso giornale “Le Monde”, nei giorni scorsi è stata ospite della Coldiretti Toscana per realizzare un servizio, con interviste a Tulio Marcelli, Presidente Coldiretti Toscana e Carlo Santarelli, Presidente del Caseificio Sociale di Manciano, che verrà pubblicata nei prossimi giorni.

Di recente Coldiretti ha fatto anche appello ai cittadini dando la possibilità di partecipare concretamente con il sostegno al progetto #amiilupiadottaunpastore finanziando la campagna di crowdfunding sul sito www.woopfood.com per dare un aiuto con una formula nuova e diversa a chi porta avanti l’allevamento e la pastorizia vivendo e lavorando tutti i giorni in montagna e nelle zone collinari.

«La presenza del lupo rappresenta un elemento fondamentale di valorizzazione della biodiversità – dice Antonio De Concilio, Direttore di Coldiretti Toscana - a condizione che sia circoscritta in habitat idonei ed in un numero di soggetti adeguato, diversamente rappresenta un elemento di disequilibrio ambientale. In diverse aree della Toscana si ravvisa una situazione di emergenza legata anche alla presenza di individui ibridi e di cani domestici inselvatichiti che rischiano, altresì, di compromettere la caratterizzazione genetica del lupo stesso».

Coldiretti Toscana in un recente incontro con l’Assessore all’agricoltura Marco Remaschi, ha ribadito come sia essenziale per la sopravvivenza delle imprese agricole di una efficace azione di prevenzione ed una tempestiva copertura attraverso forme adeguate di risarcimento a ristoro dei danni frequenti e consistenti arrecati agli allevamenti. Non è accettabile che si ripetano situazioni come quelle verificate da 70 allevatori che hanno subito attacchi e danni sino a fine 2014 ed hanno dovuto aspettare oltre due anni, fino a gennaio 2017, per ricevere il risarcimento ed ancora resta da chiudere la partita dei danni relativi ad annualità precedenti.

Al tempo stesso Coldiretti ha sottolineato come sia necessario da subito garantire la puntuale e corretta quantificazione dei danni, il cui sollecito risarcimento non può essere soggetto al regime “de minimis” e quindi non limitato all’importo di 15.000 euro in un triennio. Ciò deve rendersi possibile – secondo Coldiretti - anche per le richieste già presentate e gli indennizzi già liquidati in modo parziale.

«E’ in gioco la sopravvivenza di territori – conclude De Concilio - che pulsano esclusivamente della presenza di allevatori e delle loro famiglie. Il loro esodo ed il conseguente abbandono di quei presidi esporrebbero i territori a valle a nuovi rischi di dissesto idrogeologico».

Ora ognuno deve assumersi la responsabilità delle proprie scelte, a cominciare dalle Regioni alle quali deve essere chiaro che non è più possibile una situazione di stallo, in un momento in cui le famiglie di quei territori hanno bisogno di certezze per una possibile traiettoria di futuro.

Pubblicato il 21 febbraio 2017

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