Salvini al carcere di Ranza: «Gli accusati sono onesti lavoratori. Se l'accusa sbaglia non basteranno le scuse»

«Additare quindici lavoratori come il male del mondo senza uno straccio di processo mi sembra davvero da Paese incivile, anche perché vorrei che qualcuno dei benpensanti di sinistra che sta condannando questi ragazzi passasse una giornata dentro nei loro panni. Io ho sempre fiducia nella Magistratura. Spero che questi quindici ragazzi vengano prosciolti il prima possibile e i quattro sospesi dal servizio possano tornare a lavorare, perché in questo periodo non ricevono lo stipendio, non pagano il mutuo, non pagano le bollette e sono fantasmi»

 SAN GIMIGNANO
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L'ex ministro dell'Interno, nonché segretario federale della Lega, Matteo Salvini, ha visitato oggi il carcere di Ranza, a San Gimignano, dopo che la Procura della Repubblica di Siena ha aperto un'inchiesta per indagare su quindici agenti della Polizia Penitenziaria, accusati di minaccelesioni aggravatefalso ideologico da parte di pubblico ufficiale tortura (ne abbiamo parlato qui).

L'incontro era fissato per le ore 15.00. Ad accogliere Salvini ci sono componenti della Lega, gli ex candidati a sindaco di Poggibonsi e di Certaldo Riccardo Galligani e Damiano Baldini, i parlamentari leghisti Edoardo Ziello e Tiziana Nisini e una quarantina di simpatizzanti, che irriducibili, aspettano al caldo per tre ore.

L'ex ministro arriva con un po' di ritardo, passa circa un'ora all'interno della casa circondariale. Da fuori si sentono gli applausi, qualcuno dalla finestra grida "Viva Salvini".

«Abbiamo parlato con quelli che sono stati crocifissi come torturatori - ha commentato all'uscita -. Sono onesti lavoratori e fanno uno dei lavori più difficili del mondo. Sono torturatori senza torturati, aggressori senza aggrediti, denunciati senza denuncianti. C'è qualcosa che non funziona. Qua ci sono delinquenti che ogni giorno sputano, insultano, minacciano, aggrediscono. Questo è un carcere gestito nella migliore delle maniere possibili. Ci sono tante persone, ci sono sette detenuti (di cui alcuni condannati all'ergastolo) che stanno facendo l'Università e ai quali viene garantito di tutto e di più. Gli uomini e le donne in divisa del Penitenziario però non meritano di essere trattati come assassini o torturatori. Mi risulta che ci sia un video, che lo facciano vedere a tutti. Che tutti gli italiani possano vedere queste immagini e ognuno si farà la sua idea».

Salvini non ha visto il video. A una giornalista che domanda se era al corrente delle problematiche del carcere prima delle notizie di questi giorni, ha risposto di aver mandato 12 uomini in più. «Quello che potevamo fare l'abbiamo fatto, poi non sapevamo nulla né di ipotetiche denunce né delle indagini che vanno avanti da quasi un anno. Se qualcuno sbaglia, paga, per carità. Però tra guardie e ladri sto sempre con le guardie. Il cartello "torturatore" sulla schiena è una cosa impegnativa. Se così non fosse, non basteranno le scuse».

«Additare quindici lavoratori come il male del mondo senza uno straccio di processo mi sembra davvero da Paese incivile, anche perché vorrei che qualcuno dei benpensanti di sinistra che sta condannando questi ragazzi passasse una giornata dentro nei loro panni. Io ho sempre fiducia nella Magistratura. Spero che questi quindici ragazzi vengano prosciolti il prima possibile e i quattro sospesi dal servizio possano tornare a lavorare, perché in questo periodo non ricevono lo stipendio, non pagano il mutuo, non pagano le bollette e sono fantasmi».

Alessandra Angioletti

Pubblicato il 26 settembre 2019

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