L'autunno, con la sua inquietudine e la paura di un secondo lockdown

L’autunno porta con sé un sentimento di inquietudine, come se fossimo sospesi tra il ricordo di un tempo leggero che non ci appartiene più e una solidità a cui aspiriamo per il futuro ma che, di fatto, non è ancora raggiunta

 GIULIA LOTTI
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Gli alberi dei nostri dintorni, con i loro colori morbidi, ci riportano a una duplice sensazione di caldo e freddo insieme, forza e fragilità.

Non sanno per certo se fiorirà un’altra rigogliosa primavera ma, nel frattempo, quegli alberi che tutti  abbiamo fotografato ultimamente, hanno dovuto accettare di mettersi a nudo, lasciando andare le loro foglie, accogliendo i mutamenti e le diverse sfumature di colore.

Quest’anno, è doppiamente autunno.

Lo è per le foglie che cadono, le castagne, il freddo della sera nelle case ancora non riscaldate, il passaggio dall’ora legale all’ora solare.

Lo è, però, anche per le continue ipotesi sul futuro che l’emergenza sanitaria ci impone, per il nuovo picco dei contagi di cui, ora per ora, la stampa ci informa.

Lo è quando vai a prendere un caffè al bar e ti chiedi se tra qualche giorno potrai tornare e, nel caso questo sia possibile, con quali regole e rischi.

Lo è quando saluti tuo figlio che va a scuola e passi le ore che ti separano dal suo rientro con la paura latente di essere chiamato per qualche malessere che prima trovavi banale.

Lo è quando sei a lavoro e rapportarsi con i colleghi diventa sempre più macchinoso, quando cominci a non ricordarti più dei tempi in cui, oltre al buongiorno, ci si poteva stringere le mani, offrire un dolce fatto per festeggiare una tappa personale o un traguardo lavorativo.

Lo è quando due innamorati che vivono una storia a distanza si salutano con il dubbio di potersi rincontrare e dove.

Lo è quando si prende un appuntamento, premettendo tutti i dovuti “se e ma”, dubbiosi che da lì  alla data prevista, non ci siano intoppi, isolamenti fiduciari, positività, contatti stretti.

Lo è quando vorresti invitare un amico a casa ma poi ti chiedi se sia il caso o meno.

Lo è quando hai una persona cara in ospedale e anche il semplice prendersi cura, l’esserci per l’altro in difficoltà, non sono poi così scontati.

Lo è quando hai delle scadenze certe ma non altrettanta certezza dei proventi ottenuti dal proprio lavoro.

Lo è quando hai membri di una famiglia in nazioni diverse e non puoi fare ipotesi realistiche legate ai ricongiungimenti.

Lo è quando altre malattie purtroppo incombono e tu hai paura ma non la sicurezza di solerti esami, diagnosi, cure.

Lo è quando pensi alla magia del Natale ma ora  ti sembra un pò stridente anche il solo poter decorare l’albero in casa.

Lo è quando una futura mamma, avvicinandosi al momento del parto, realizza che è sola con il proprio bambino in quell’irripetibile e solenne atto che è il venire al mondo.

Ed, ancora, lo è certamente anche quando un anziano, che si trova in ospedale o in una struttura, comincia invece ad accarezzare l’idea di rischiare di morire solo, senza la carezza di un familiare vicino.

E’ autunno, cadono le foglie, diceva forse una poesia imparata sui banchi di scuola.

E’ un autunno questo che nasce timido, come il tempo del dubbio, del cambiamento, delle paure e delle fragilità. Che un minuto c’è il sole e poco dopo piove.

E allora proviamo ad avere il coraggio di trovare un modo diverso di amare, ad essere foglia e a fermarci pazienti quando il vento ci vuole rapire.

Lasciamo, come dicono alcuni versi di Herman Hesse, “che il vento che ci spezza, ci sospinga verso casa”.

 

Foglia appassita

Ogni fiore vuol diventare frutto,

Ogni mattino sera,

Di eterno sulla terra non vi è

che il mutamento, che il transitorio.

Anche l’estate più bella vuole

sentire l’autunno e la sfioritura.

Foglia, fermati paziente,

Quando il vento ti vuole rapire.

Fai la tua parte e non difenderti,

Lascia che avvenga in silenzio.

Lascia che il vento che ti spezza,

Ti sospinga verso casa.

(H. Hesse)

 

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Pubblicato il 24 ottobre 2020

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