Poggibonsi e l'orologio di Staggia

''Che l'hai rimesso con la pertica come quello di Staggia?''

 FRANCO BURRESI
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Questo si diceva a Poggibonsi, fino a qualche tempo fa, a chi sballava l’ora con il suo orologio.

In realtà, nel settecento, un po’ tutti gli orologi pubblici, compreso quello di Poggibonsi, lasciavano alquanto a desiderare, vuoi per i frequenti guasti al marchingegno, vuoi per l’imperizia dei “temperatori dell’oriuolo”, cosicché la vita di contadini ed artigiani di paese si regolava ancora di solito sul suono delle campane e il Comune doveva pagare contemporaneamente lo stipendio al temperatore e al campanaro.

L’orologio di Staggia, tuttavia, era particolarmente precario. Nel 1780, ad esempio, l’orologio è guasto perché il temperatore, per pigrizia, usa mandar su a farlo caricare dei ragazzi, i quali alla fine finiscono per combinare guai, tanto che l’orologio comincia a suonare a casaccio e una lancetta è praticamente ferma. Un mastro orologiaio, tale Lorenzo Mori, esegue una perizia e giunge alla conclusione che i danni fatti sono tali che conviene rifarlo nuovo.  Si fanno fare dei preventivi a vari maestri orologiai, a un certo Francesco Bagnoli, di Bellaria nel Senese, a Vincenzo Ciulli, orologiaio fiorentino, che si impegnano, con poche varianti, a fare un orologio che abbia “il castello di ferro massiccio”, il movimento “a cicloide con pendolo reale”, l’ancora “d’acciaro temperato” e la cicloide d’ottone, i fusti “torniti”, le punte “temperate” i rocchetti di massello torniti e la carica a chiave, con la mostra a dodici ore. Il tutto, entrambi, per non meno di 100 scudi. Uno si carica anche le spese di muratore e legnaiolo, l’altro no. Entrambi si impegnano a garantire la manutenzione per un paio di anni. L’incarico però viene dato alla fine a tale Lorenzo Barbetti di Siena, che costruisce il nuovo orologio di Staggia e lo inaugura in pompa magna il 5 giugno 1792.

Pochi mesi e l’orologio non va più. Il Barbetti giura che non è colpa né della macchina, né del materiale, ma solo dell’imperizia del temperatore. L’orologio viene riparato, ma nel 1798 è fermo di nuovo, perché a causa del gran caldo “venne a imbarcare il telaio di legno ove riposa il martello dell’oriolo”, cosicché gli Staggesi  si ritrovano “privi del suono dell’ore”, per cui ne seguono “sconcerti non solo per le sacre funzioni della Chiesa, ma per la scuola, per gli affari degli interessi del Pubblico, per le osterie, per i forestieri”, essendo Staggia, tra l’altro, “luogo di passo”. E gli Staggesi, si dice, “strepitano” alquanto.

Se i temperatori non erano spesso all’altezza del compito, i campanari protestavano dal canto loro per il magro stipendio di lire 12, con obbligo di suonare tutti i giorni “l’avemaria dell’alba un’ora prima dell’apparir del giorno” e “l’avemaria dell’un’ora di notte” e ogni volta che si vedeva uno “stratempo” [burrasca, temporale].

Franco Burresi

Maggiori dettagli sugli orologi pubblici di Poggibonsi e Staggia, oltre ad un originale disegno dell’orologio di Staggia, si troveranno nel libro di prossima pubblicazione “Poggibonsi nel Settecento - dai Medici ai Lorena alla Rivoluzione” di cui si allega la copertina.

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Pubblicato il 13 novembre 2022

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